Indietro

Bonifica

I territori di bonifica sono paesaggi emblematici del sistema alimentare lagunare, frutto di una storica tensione tra acqua e terra. Qui, il cibo nasce da un equilibrio artificiale, reso possibile da infrastrutture idrauliche che rendono coltivabili i territori. Paesaggi produttivi che sollevano interrogativi su costi economici, ambientali, sociali delle scelte alimentari e territoriali presenti e future.

Bonificare significa rendere un territorio umido o paludoso adatto all’insediamento di attività umane attraverso drenaggio, regolazione delle acque, colmature. La storia lagunare si costruisce su una tensione costante tra acqua e terra, una tensione che la Serenissima ha sempre cercato di controllare. L’acqua andava preservata nello specchio lagunare, perché costituiva il principale dispositivo di difesa militare e perché rappresentava una risorsa importante per l’industria navale. L’acqua andava deviata dall’entroterra, per evitare che i fiumi portassero i loro sedimenti in laguna e interrassero i canali navigabili lagunari. Infine, l’acqua andava prosciugata dalle aree paludose per evitare la malaria e per creare nuove superfici agricole per stabilizzare gli approvvigionamenti1

Ai tempi della Serenissima la bonifica è stata portata avanti in una lotta continua contro “forze irresistibili, naturali e sociali”1, ma al contempo dossi e valli da pesca sono stati tutelati dalla conversione agricola in quanto “beni di comun” per la sicurezza del territorio2

Tra Ottocento e Novecento le opere di bonifica tentano di porre rimedio alla modifica dell’assetto idraulico ereditati dall’età della Repubblica di Venezia ed evolvono in “bonifica meccanica”. Ampie porzioni di territori del Veneto Orientale – “un’area situata interamente sotto il livello del mare, oggetto di una delle maggiori operazioni di bonifica integrale del Ventennio”3 – emergono dalle paludi attraverso il prosciugamento mediante l’uso di macchinari, dando forma al paesaggio agrario moderno.
Queste fotografie restituiscono il retaggio di quella grande stagione di lavori e prospettive agricole nella laguna di Venezia: grandi case coloniche che ospitavano famiglie di mezzadria, ora abbandonate e colonizzate dalle piante, campi coltivati ai margini della laguna, idrovie, macchinari per bonifiche che testimoniamo la memoria viva del lavoro di bonifica.

Oggi la bonifica è uno strumento di governo del territorio, affidato a consorzi pubblico-privati, con il compito di perseguire l’obiettivo di interesse generale di organizzare e mantenere territori sempre più vulnerabili al cambiamento climatico.  La bonifica rappresenta un’attività antropica continua e costante, che richiede ingenti energie per far funzionare il territorio, diventato a tutti gli effetti una macchina idraulica costituita da fossi, scoline, canali scolmatori, idrovore. Senza questi elementi i terreni tornerebbero ad essere umidi e inadatti alla coltivazione, dato che il suolo ha una composizione argillosa e limosa, con scarse capacità di drenaggio naturale. La bonifica ha dunque diverse funzioni: la produzione agricola e la difesa dai rischi idraulici, ma anche la regolazione delle acque superficiali per consentire altri usi in aree limitrofe, come le valli da pesca, posizionate proprio tra entroterra asciutto e laguna aperta.

Il paesaggio di bonifica è caratterizzato, oggi, principalmente da colture seminative, condotte secondo un modello produttivo convenzionale, fortemente dipendente da fitofarmaci e fertilizzanti. Col dilavamento delle superfici agricole e lo scolo meccanico delle acque superficiali, i residui delle produzioni agricole industriali raggiungono inevitabilmente la Laguna. Le colture che occupano la maggior parte di queste ampie superfici bonificate, visibili nella mappa, sono poco redditizie, mentre le coltivazioni di pregio risultano limitate e frammentate. Questo quadro solleva alcune questioni: a che prezzo – economico, ambientale, sociale – manteniamo in funzione gli impianti necessari per tenere asciutte queste terre? Che cosa riteniamo sia opportuno mantenere asciutto? Come intendiamo usare ciò che continuiamo a sottrarre all’acqua?

1 Bevilacqua P., 1995, Venezia e le acque: una metafora planetaria, Donzelli, Roma.


2 Casson F., 2023, “Beni pubblici: dalle norme costituzionali e ordinarie alla tutela del territorio” in De Marchi M., Pace M., Tosi M.C., Velo L., (a cura di), Laguna Futuri. Esperienze e progetti dal territorio veneziano. p. 52-55. Quodlibet, Macerata.


3 Ferrario V., 2021, “Paesaggi reciproci dell’energia” in De Marchi M., Fabian L., Iuorio L. Tosi M.C. (a cura di), Voci: echi: laguna. p. 218-227. Anteferma, Conegliano.


 


 


Crediti: Testo di Francesca Strano e Marta De Marchi. Mappa di Simone Conz (Fonte dei dati: AVEPA, PTCP, Consorzi di Bonifica, Regione Veneto, DTM). Foto di Tommaso Mola (Strada verso Lio Maggiore, Via Trezze-Carafia, Via Trezze “Ca’ Speranza”, Le Trezze).