Rizoma
Il rizoma è un fusto che cresce e si ramifica orizzontalmente nel sottosuolo emergendo in superficie attraverso germogli laterali e radici avventizie1 senza produrre alcuna gerarchia, a differenza, ad esempio, di una pianta che ha un fusto principale e ramificazioni secondarie. Il rizoma si espande e cresce in una o nell’altra direzione a seconda della disponibilità di nutrienti, materiale organico e acqua; la crescita del rizoma è “contingente”2,3.
Nel fondale della Laguna di Venezia, le praterie di vegetazione sono composte da angiosperme acquatiche, i cui rizomi sotterranei costruiscono un’intricata rete: l’habitat per una varietà di specie marine tra cui, ad esempio, i mitili che popolano la cucina veneziana contemporanea. Di fatto, la natura rizomatica di queste piante perenni sostiene la biodiversità della laguna.
La struttura non lineare e non gerarchica del rizoma lo rende metafora perfetta per descrivere la complessità delle reti sociali e delle relazioni umane e non umane. Nel 1980, in “Mille piani”, Deleuze e Guattari utilizzano il rizoma come metafora capace di rappresentare una visione generativa, fluida e decentralizzata delle relazioni e della conoscenza. La crescita e l’espansione del rizoma portano a nuove associazioni – assemblaggi – e possibilità di rete in modi e spazi relazionali inattesi e, a volte, imprevedibili. Rizoma diventa una figura utile a descrivere forme di relazione orizzontale e nuove possibilità di interazione tra agenti, capaci di oltrepassare le distanze locali e operare nuove forme di soggettività collettiva e individuale4. Diventare rizoma è andare incontro all’altro, non in una prospettiva di conflitto e distruzione, ma di alleanza e di costruzione di una micro-territorialità temporanea che presto potrà essere condivisa con altri, da nuove ramificazioni del rizoma5.
In ottica di rizoma, si può riconsiderare la collaborazione dei cittadini all’indagine sullo stato ecologico del paesaggio lagunare dopo l’alluvione del 1966, l’aqua granda. Emersero, allora, due traiettorie: il riconoscimento del ruolo centrale della laguna, da salvaguardare, e la formazione di un civismo necessario per condividere conoscenze attraverso la partecipazione6 in ottica orizzontale e co-generativa. Nonostante ciò, il progetto tecnico di salvaguardia elaborato in seguito all’acqua granda, il Mose, è sempre stato percepito come un’imposizione esterna, a causa di questioni ambientali, dinamiche politiche, economiche e della diffusa corruzione6. Attorno al Mose prima, e alle sfide ambientali saldatesi con l’overtourism poi, si addensa un conflitto tra cittadini e istituzioni, delineando una frattura ben distante dalla mobilitazione del ‘666,7,8. Il sistema di connessioni tra cittadini e istituzioni si è spezzato, sebbene persistano forme di progettualità minuta che pongono la Laguna al centro come ecosistema. Alcune di queste pratiche, progetti e politiche rappresentano tentativi di governance collaborativa, inclusiva di forme di conoscenza sospese tra saperi esperti e non esperti; esse offrono esempi di innovazione e co-costruzione di sapere in forma rizomatica. Al di là dei numerosi esempi possibili, alcuni dei quali anche a regia pubblica, vale la pena soffermarsi sulle pratiche degli agricoltori lagunari. Nel coltivare le loro terre, alcune aziende biologiche (ad esempio, I&S Farm a Sant’Erasmo e Az. Agricola Scarpi Francesco – Terre Salate a Lio Piccolo) hanno sviluppato un sistema rizomatico di scambi e relazioni sociali ed ecologiche con il suolo, il cibo, le soggettività che abitano, più o meno stabilmente la Laguna. Esse interagiscono con competenze tecniche (agroecologia, botanica, pedologia) e saperi locali e non esperti (come le ricette per usare la salicornia, o in quale vivaio rifornirsi per avere piante che sopravvivano). Nei sistemi alimentari, rizoma e micorriza – cioè la relazione tra radici e alcune specie di funghi – sono metafore agroecologiche di reti di conoscenze e scambi relazionali tra agricoltori, che già esistono e che sono fondamentali per le possibilità epistemologiche del sistema alimentare intero9. Ad esse ci riporta il concetto di rizoma nella Laguna di Venezia, invitandoci ad osservare con più attenzione le forme di conoscenze ibride e situate che prediligono tecniche a cavallo tra innovazione e tradizione, locale e globale, sviluppo economico e coscienza ambientale.
1 Evert R.F., 2006. Esau’s Plant Anatomy: Meristems, Cells, and Tissues of the Plant Body: Their Structure, Function, and Development. John Wiley & Sons, Ltd.
2 Butler, 1992. “Contingent Foundations: Feminism and the Question of ‘Postmodernism’”. In Butler J. e W. Scott J. (eds.) Feminists Theorize the Political, Routledge.
3 Davis W., 2020. “Editorial [2/2]. Outro”. Ardeth. A magazine on the power of the project, fasc. 6 (settembre): 259–61.
4 Bonometto A., Sfriso A., Oselladore F., Ponis E., Cornello M., Facca C., Boscolo R., 2018. Il trapianto di fanerogame acquatiche come misura per il ripristino delle lagune costiere. Vol.12/2018. Ricerca marina. ISPRA, Quaderni.
5 Petcou C., 2010. “Rhizomatic and Trans-Local Culture”. In Atelier d’Architecture Autogérée (a cura di) Trans-Local-Act: Cultural Practices within and Across, 228–38.
6 Querrien A., 2008. “Les cartes et les ritournelles d’une panthère arc-en-ciel”. Multitudes 34 (3): 108–20.
7 Pes L., 2020. “Una transizione difficile. Venezia dal XX al XXI secolo”. In Borelli G. e Busacca M. (a cura di) Venezia: L’Istituzione Immaginaria della Società, 11–26. Soveria Mannelli: Rubbettino.
8 Busacca M., 2020. “I tesori nascosti di Venezia. La città e le sue fonti di innovazione economica (attuali e potenziali)”. In Borelli G., Busacca M. (a cura di) Venezia: L’Istituzione Immaginaria della Società, 27–40. Soveria Mannelli: Rubbettino.
9 Bertocchi D., Visentin F., 2019. “‘The Overwhelmed City’: Physical and Social Over-Capacities of Global Tourism in Venice”. Sustainability 11 (dicembre): 6937.
10 Bendfeldt E., McGonagle M., Niewolny K., 2021. “Rethinking Farmer Knowledge from Soil to Plate through Narrative Inquiry: An Agroecological Food Systems Perspective”. Journal of Agriculture, Food Systems, and Community Development 11 (1): 137–51.
Crediti: Testo di Cristina Catalanotti. Estratto da “Parole per la Laguna. Una lingua madre per l’Atlante del Cibo della Laguna di Venezia”(2022).