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Terra

Terra è una parola che rimanda ad un suolo fatto di stratificazioni culturali e biologiche, di terre asciutte, umide, continuamente modellate dall’incontro con l’acqua. Terra e acqua definiscono insieme paesaggi produttivi, pratiche e saperi legati al cibo, che attraversano la laguna dalla terraferma al mare. Nell'Atlante del Cibo della Laguna di Venezia, questa parola consente di attraversare le superfici del cibo lagunare e di narrarne criticamente il sistema nella sua complessità.

Il paesaggio della Laguna di Venezia è un intricato mosaico di terre asciutte e umide, di acque dolci e salmastre, che hanno sostenuto la vita e la prosperità del territorio per secoli. Questo equilibrio ecologico ha reso la città quasi completamente autosufficiente dal punto di vista alimentare nel corso della sua storia millenaria1,2.
Immaginiamo di percorrere una sezione ideale che attraversi la Laguna, dalla terraferma al mare, esplorando le diverse consistenze di suolo, gradienti di umidità e salinità. Questo viaggio ci offre l’opportunità di osservare le variazioni e le metamorfosi tra acqua e terra che costituiscono le fondamenta delle ecologie lagunari, essenziali per la caratterizzazione dei prodotti alimentari locali. Questa sezione territoriale, paragonabile alla sezione di valle di Patrick Geddes3 (1915), ci mostra le microtopografie della laguna, la variazione della granulometria dei limi e delle sabbie, e gli strumenti delle produzioni alimentari di terra e acqua.

Dal punto di vista geologico, la laguna di Venezia è un’entità unica, mantenuta nel corso dei secoli nonostante le forze contrapposte della terra e dell’acqua. Le logiche di terra e acqua4, che si evolvono da secoli, avanzano e arretrano in base alle ambizioni e alle convenienze storiche. Queste logiche, antiche, contemporanee e future, riflettono la costante lotta per la conquista del mare e della terra.
La sezione territoriale attraversa una miriade di condizioni, tra insediamenti, aree industriali, infrastrutture, terreni agricoli, aree di bonifica, canali, idrovore, barene, valli da pesca, allevamenti di mitili, mercati, campi, orti, frutteti e dune.

L’entroterra veneto, al di là della gronda lagunare, è caratterizzato da un sistema di canali e idrovore che consentono di mantenere asciutti e coltivabili i suoli argillosi retrostanti5. Presenta coltivazioni seminative dominate dal mais, un cereale che ha sostenuto la dieta veneta per secoli, essenziale per la produzione di polenta, tra cui si distingue quella ottenuta dal pregiato mais biancoperla. Superata la conterminazione lagunare, l’ambiente diventa più umido e incerto, introducendo le valli da pesca, un modello produttivo antico e complesso che, con le sue evoluzioni tecnologiche6,7, offrono specchi d’acqua regolamentati che ospitano specie ittiche capaci di tollerare variazioni di salinità. Queste valli contribuiscono anche alle attività venatorie e rappresentano un elemento chiave nella tradizione culinaria veneziana8.

Oltre e tra le valli, le barene – morfologie lagunari che consentono il respiro della laguna9– resistono a malapena alla trasformazione e scomparsa per erosione, causata da mutamenti ambientali, di origine naturale e antropica. Le barene sono cruciali per il ciclo biologico di alcune specie ittiche, ma sono anche una fonte di vegetali selvatici edibili oggi molto ricercati e pregiati, come la salicornia.

Più in là, osserviamo emergere dall’acqua le strutture in pali di legno, corde e reti degli allevamenti di cozze o, più di recente, di ostriche, un prodotto riscoperto negli anni 2000 ma allevato in laguna fin dall’epoca romana. Molluschi che caratterizzano la cucina di laguna e che costituiscono un asset economico soprattutto per l’esportazione in Europa.

Se proseguiamo attraversando la Laguna nord si incontrano di nuovo terre asciutte e coltivate come l’isola di Sant’Erasmo e la penisola di Cavallino-Treporti, dove piccoli agricoltori adottano diverse strategie per sopravvivere. Si tratta di piccole aziende a conduzione familiare, che nella maggior parte dei casi si affidano a pratiche convenzionali, ma tra cui non mancano esempi di sperimentazione biologica o agroecologica, nonostante il progressivo abbandono della terra da parte delle generazioni più giovani, attratte dalla più remunerativa economia turistica. Nella Laguna sud, invece, i rapporti tra parti umide e asciutte cambiano, sono più distanti e richiedono di attraversare un ampio specchio d’acqua e raggiungere l’isola di Pellestrina, prima di trovare la campagna.

Le basse acque della laguna offrono un’opportunità aggiuntiva, quella delle alghe, considerate rifiuti speciali e convertite in biomassa negli impianti di Porto Marghera10.

Oltre i lidi, il mare Adriatico rappresenta un elemento cruciale del paesaggio alimentare, con grandi pescherecci che operano in mare aperto, capaci di stare in mare giorni e notti, di pescare quintali di pesce, di procedere subito alla prima fase di conservazione, surgelamento e confezionamento, prima di rientrare nei porti. I pescatori, tuttavia, lamentano costi crescenti e una diminuzione del pescato, attribuendo le sfide alle stagionalità, alle restrizioni normative e alle leggi nazionali ed europee.

Questa sezione territoriale e alimentare ci svela le molteplici condizioni della Laguna e dei suoi paesaggi del cibo e ogni variazione rivela a sua volta traiettorie di cambiamenti in atto, in una prospettiva di lunga durata, al passato ma anche al futuro, che riguarda il tempo del territorio oggetto di osservazione11. Un punto di vista solo apparentemente lineare, in realtà capace di far emergere ciclicità legate all’acqua, ai sedimenti, ai prodotti, alle persone che lungo questa sezione, tra terraferma e mare, si muovono e si riproducono.

Sezione territoriale tra Sottomarina e Pellestrina.

1 Bevilacqua P., 1998. Venezia e le acque. Una metafora planetaria. Roma: Donzelli Editore.

2 Calabi D., Galeazzo L. (a cura di), 2015. Acqua e cibo a Venezia: storie della laguna e della città. Venezia: Marsilio.

3 Bertoncin M., 2004. Logiche di terre e acque. Le geografie incerte del Delta del Po. Caselle di Sommacampagna: Cierre Edizioni.

3Armani E., Caniato G., Gianola R., 1991. I cento cippi di conterminazione lagunare. Venezia: Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.

5 Bullo G., 1940. Le valli salse da pesca e la vallicoltura. Venezia: Officine grafiche Carlo Ferrari.

6 Chouairi, 2020. “Fishing valleys in the Venetian Lagoon. A traditional extensive aquaculture system along the border of the Venetian Lagoon”, disponibile su: https://circularwaterstories.org/analysis/fishing-valleys-in-the-venetian-lagoon/.

7 Pes L., 2008. Di terra e di mare. L’invenzione della cucina veneziana, contributo sul sito dell’associazione StoriAMestre, disponibile su: https://storiamestre.it/2008/06/cucinainventata/#sdfootnote19anc

8 Bonometto L., 2015. Il respiro della Laguna: Origini, caratteri e funzioni delle barene. Venezia: Corte del Fontego Editore.

9Armeli Minicante S., 2013. Identificazione tramite DNA barcoding di macroalghe della Laguna di Venezia e loro potenziale impiego in ambito biotecnologico. Tesi di Dottorato, Dottorato di ricerca in Scienze Ambientali Scuola Dottorale di Ateneo Ciclo XXV (A.A. 2011-2012).

10De Marchi M., Khorasani Zadeh H., 2020. “Territorio, un oggetto comune”, in De Marchi M., Khorasani Zadeh H. (a cura di) Territori post-rurali. genealogie e prospettive. Roma: Officina edizioni.


 


 


Crediti: Testo di Marta De Marchi. Estratto da “Parole per la Laguna. Una lingua madre per l’Atlante del Cibo della Laguna di Venezia”(2022); Sezione territoriale tra Sottomarina e Pellestrina. Parte degli esiti finali della Summer School NO-CITY “Towards a Food Atlas”, settembre 2023. Gruppo di lavoro Chioggia-Sottomarina: Sara Sánchez-Valverde Albarello, Mara Fathy, Anna Walleitner, Matteo Cucciniello, Alessia Gaiotti, Elizaveta Zalieva, Beatriz Pacheco Gaviao.